Passa ai contenuti principali

Post

LA TECNOLOGIA SATELLITARE APRE UNA NUOVA ERA PER L’ARCHEOLOGIA.

di S. C. L’idea che avevamo dell’archeologo che esplora foreste e deserti, indaga su libri antichi alla ricerca di indizi su dove scavare e con l’aiuto della dea bendata magari ritrovare anche manufatti e tombe, è ormai superata.  Indiana Jones insomma va in pensione. Le nuove tecnologie  stanno rivoluzionando l’operatività della archeologia che sta lasciandosi alle spalle il suo periodo classico e sta entrando nella sua “ golden age ”, la sua età dell’oro. Migliaia di nuovi siti invisibili ad occhio nudo o coperti da vegetazione ed acqua sono stati scoperta grazie all’utilizzo dei satelliti NASA o commerciali che sfruttando la visone ad infrarossi riescono a vedere le minime variazione nei terreni ed anche la tecnologia LIDAR, dall’inglese light radar (radar leggero), capace con il laser di scandagliare terreni e vegetazione  e rilevare minimi dettagli, ha dato una grossa mano a questa storica evoluzione scientifica. Per capire meglio la portata di queste innova...

NOTIZIE DALLO SPAZIO

di S. C. Le nazioni negli ultimi 30 anni hanno speso molto in termini di denaro e di energie nella ricerca nel campo dell’astrofisica. Tale ricerca ha spinto Governi e governanti a superare ostacoli e differenze,si pensi ad esempio alle collaborazioni fra USA e URSS di allora e,attualmente, fra USA,  RUSSIA , Ue e Cina. Oggi più che mai il settore della “conquista” dello spazio riesce a trovare spinte motivazionali in ambito sociale ed a reperire risorse economiche importanti, tante e meravigliose sono infatti le missioni spaziali in corso o in via di sviluppo. Al momento la ricerca nello spazio di risposte, ma anche di nuove domande da formulare, è al centro dell’opinione pubblica sia da un punto di vista di curiosità ma anche da un punto di vista filosofico ed i mass-media non perdono mai l’occasione per dar risalto a notizie che vengono da distanze siderali. Di seguito alcune fra le più significative recenti scoperte: ·      ...

PANTELLERIA. L'essenza del mediterraneo fra bellezza e abbandono

L'ISOLA DALL'ALTO di S.C. Pantelleria sembra una terra incontaminata, con poche storie da raccontare e tutte pacifiche. Sembra un paradosso dove il tempo non solo si è fermato ma non è mai partito. Invece sull’isola c’è passato tutto il Tempo d’Europa dove ogni civiltà mediterranea, ogni casata Reale ha voluto dire la sua succedendosi nel conquistarla: Fenici, Romani, Vandali, Bizantini, Arabi, Normanni,Turchi, Svevi, Angioini, Aragonesi, Genovesi, Pirati, Spagnoli, Piemontesi, Austriaci, Borboni, Savoia, Mussolini ,Repubblica Italiana, tutti hanno voluto prendersela e poi dimenticarla. L’isola di origine vulcanica, l’ultima eruzione è del 1891, è una roccia nera, appuntita, dall’apparenza ostile che spunta orgogliosa dalle acque  confortata dai rimasugli di un fioco vulcanesimo delle acque calde e dei soffioni di vapore subacquei. Più vicina all’Africa (70 km) che alla Sicilia (110 km), nei tramonti più limpidi concede la visone esotica, immaginifica dei profili tuni...
Il commissario con le mani giunte dietro la schiena era in piedi  di fronte all’enorme finestrone del suo ufficio che si affacciava su tutta la vallata. Era stupefatto, qualcosa di impensabile, quasi impossibile, stava accadendo davanti i suoi occhi e lui sempre attento a tutti i dettagli, sempre impegnato, e c’è da dire sempre con successo ,  a fare ordine nella catena di eventi che il suo lavoro continuamente gli proponeva intricati, stavolta era confuso, in difficoltà. Nel paese di Babbo Natale a dicembre, periodo di massimo giubilo e contentezza per l’approssimarsi dell’evento atteso da tutti e che garantisce a tutti gli abitanti della vallata lavoro, a rendere ancora più natalizia l’atmosfera c’era l’immancabile neve che lenta, leggera, fioca scendeva ad imbiancare e soffice rendeva tutto più bello, quasi donasse il sorriso ai tetti su cui si poggiava, come se abbracciasse gli alberi e le strade dando quell’affetto e quel calore che il Natale richiede per essere vero. ...

A EURIDICE

di S.C. È da un po’ che non ti dico             quanto ti amo È ‘ché il tempo assorbe tutta l’umidità             dei ricordi e a noi non rimane che un deserto odierno. È da un po’ che non ti dico             quanto ti voglio È ‘ché lo spazio comprime tutto il vacuo degli oggi e a noi non rimane che il cielo vuoto. Ma io sempre vivide le immagini conservo di un Ade fatto apposta per me e della mia discesa a braccetto con le Chere per te. e tu ricordi ancora il suono della lira del tuo insicuro Orfeo? J.B.C. Corot, Orpheo e Euridice

IL TAPPO

di S.C. Frank soffriva di stitichezza. Era una settimana che non la faceva, e per qualche strano scherzo della vita era anche una settimana che non scriveva: aveva quello che gli altri chiamavano il blocco dello scrittore, ma per lui era solo un periodo del cazzo. Era come se avesse un tappo, anzi due, uno nell’intestino e uno nel cervello, nella creatività. Era uno scrittore, forse più un poeta, con quella dose di dolore che lo poneva al di sopra degli altri, con quel poco di consapevolezza che lo aiutava a tirare avanti e a non premere il grilletto contro le tempie. Erano quasi le undici del mattino, lo confessava la sveglia sul comodino, e Frank continuava a giacere nel letto avvolto nelle sue lenzuola di depressione. Si mise a pancia all’aria  interrogandosi sul perché di quell’atroce emicrania poi posò lo sguardo sulla sua macchina da scrivere e vide tre bottiglie di vino vuote, anzi scolate, nascoste fra due o tre dozzine di mozziconi di sigarette e capì il motivo del mal...

FERMARE IL TEMPO

di S.C. Vorrei che l’inverno sopraggiunga all’improvviso cosicché chiudendo la finestra io rimanga all’interno con te ascoltando Vivaldi bevendo Bolgheri facendo finta che il mondo non stia per finire mentre le castagne si bruciano interrotte solo dal piccolo pianto della stanza accanto Come un quadro d’altri tempi immobili rappresentare il momento per fermare il tempo almeno nelle nostre percezioni: un olio di Wermeer una foto in bianco e nero coi colletti inamidati così talmente attuale da sembrare vecchia. Te al mio fianco, lei in braccio a me. Wermer, Il bicchiere di vino