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SE IL CLIMA CAMBIA, CAMBIA LA STORIA. CE LO DICE GENGIS KHAN

di S.C.

Recenti scoperte ci permettono di gettare un nuovo sguardo sui grandi eventi del passato e ci possono aiutare a gestire meglio il presente.
La saggezza degli alberi non è solo un invenzione new-age infatti scienziati che stanno studiando antichi pini siberiani nelle mongolia centrale sono riusciti a farsi rivelare dagli arbusti alcuni dati sui 
cambiamenti climatici del passato. Straordinariamente l'analisi chimica degli anelli di crescita di questi arbusti potrebbero far teorizzare che dietro la fulminea  ascesa di Gengis Khan ci fosse un mutamento significativo ed repentino delle condizioni del clima dell’epoca.
Le steppe mongole e cinesi soffrirono nelle ultime due decadi del XII secolo di un periodo di estrema siccità, come testimoniano gli anelli di accrescimento, e ciò secondo i risultati degli studi della Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) iniziati nel 2010, avrebbe provocato le divisioni tribali alimentando appunto scontri sanguinosi fra le tribù per la conquista delle scarseggianti risorse.
Ma il libro parlante contenuto fra gli anelli degli alberi ci dice che fra 1211 e il 1225, il clima cambiò repentinamente portando piogge torrenziali insieme ad un clima più mite e questo periodo coincide con quello di massima espansione dell’impero Mongolo. Gengis Khan infatti riuscì, dopo aver unito le tribù mongole sotto un unico vessillo, a conquistare il più grande impero di sempre che includeva oltre la Mongolia, la Cina ,  la Corea, la Russia, l’India , la Persia, parte dell’Europa dell’est e parte del medio-oriente, servendosi della più numerosa cavalleria che la storia abbia mai registrato.
La gigantesca statua di Gengis Khan alta 40mt situata in Mongolia 

Gli studiosi suggeriscono quindi che il clima più umido e mite abbia favorito la crescita del numero del bestiame, vista la nuova ricchezza dei foraggi, ed in particolar modo quello dei cavalli, spina dorsale dell’organizzazione tribale, e poi imperiale mongola. Non sarebbe stata quella la prima volta in cui la storia dell’umanità abbia visto il clima giocare un ruolo nel determinare cadute ed ascese d’imperi.
La variazione drastica del clima secondo alcune teorie sarebbe una fra le cause, addirittura la maggiore, della caduta dell’Impero Romano. Al riguardo il contenuto chimico di anelli di crescita di alberi stavolta della Groenlandia e dell’Antartide testimonia che ci fu nel 535 – 536 d.C. una grave crisi climatica a seguito d'immissione nell'atmosfera di una enorme quantità di gas e cenere dovuto ad una forte eruzione vulcanica; non si sa quale sia il vulcano in questione ma sempre nel 535 cronache cinesi raccontano di eventi conseguenti ad un terremoto a sud appunto della Cina. Sono tanti i cronisti dell’epoca che parlano di un oscuramento dell’atmosfera che indebolì l’intensità del calore del sole, dice Cassiodoro: “Il sole sembra aver perduto la sua luminosità, ed appare di un colore bluastro. Ci meravigliamo nel non vedere l'ombra dei nostri corpi, di sentire la forza del calore del sole trasformata in debolezza, e i fenomeni che accompagnano normalmente un'eclisse prolungati per quasi un intero anno”. L’agricoltura fu stravolta e così il clima e sempre secondo Cassiodoro “(…)in Mesopotamia nevicò; i raccolti fallirono in tutta l'Italia e l'Iraq meridionale; la Britannia visse il peggior clima (…)”. La siccità e la pochezza dei raccolti fu la causa dunque di migrazioni da est che misero pressione fino a far cadere l’Impero Romano, e ci interessa citare in particolar modo in questo contesto l’invasione da parte di una tribù mongola, gli Unni.


Dobbiamo trarre da queste rimarchevoli ricerche scientifiche e letterarie una seria riflessione su come l’umanità sia dipendente dal clima e dagli “umori” del pianeta, il quale ci avverte di non scherzare con l’ecosistema. Non dobbiamo nasconderci dietro l’alibi della tecnologia per dimenticare quanto sia stretto il nostro rapporto con la Natura e di quanto insignificanti sono le nostre pretese di governare il Mondo d'altronde Sic transit gloria mundi.

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